mercoledì 29 aprile 2015

LIFE TRAINING




Ci sono giorni in cui vorrei conoscere chiaramente cosa è giusto o non è giusto fare.
Altri giorni lucidamente vedo questa chiarezza e non trovo il coraggio di prendere quella benedetta decisione.
Insomma vivere risulta faticoso quando si tratta di convertirsi ogni giorno, ovvero fare un'inversione a U del proprio cuore verso il bene è tremendamente angosciante, rispetto a guidare con il pilota automatico nella perpetua rotonda delle opportunità e libertà della vita.
L'Ipnosi insegna che abbassare il livello di coscienza, permette la destrutturazione di molti se non tutti i punti di riferimento, in effetti come si può costruire un nuovo palazzo se è ancora presente quello vecchio?
Questo può essere sano per una struttura sclerotizzata di un certo tipo, ma non vale in assoluto come metodo generale, in soldoni, se quest'anno ho piantato melanzane non è necessario che distrugga tutto e che l'anno prossimo io debba piantare solo pomodori.
Avviene però che in un' ottica di vendita attuale, il Mercato, ormai essere senziente, richieda avidamente il consumo incessante di prodotti nuovi di ogni tipo dai beni essenziali al fitness ,alle emozioni, ai viaggi, dispositivi tecnologici, prodotti di bellezza e in genere tutto ciò che può essere comprato al fine di garantire un benessere principalmente corporeo.
Leggevo a tal proposito che una percentuale quasi totale delle vendite sul Web e nei negozi avviene in modo estremamente veloce.
Riceviamo e assimiliamo informazioni, nozioni, pareri, opinioni su ciò che ci serve tutto il giorno e su ogni tipo di social che frequentiamo, molto prima dell'acquisto vero e proprio del prodotto.
Siamo l'ultimo anello di questa catena alimentare del consumo.
Tutto è già stato studiato, programmato, il nostro profilo è ben visibile a tutti, figuriamoci a chi ha occhi per guardare.
In un impeto di illusoria indipendenza abbiamo già confezionato nella nostra mente ciò che ci renderà più intelligenti o più furbi degli altri, più in contatto con il mondo o semplicemente " ciò di cui non possiamo fare a meno ora nel 2015".
Dentro di noi, la nostra mente e il nostro cuore sono già avviluppati dal nastrino del pacchetto regalo, eseguiamo fedelmente il packaging di ciò che era già stato modellato per noi a nostra immagine e somiglianza, in base alle nostre esigenze, alle nostre famiglie, alle nostre povertà materiali e morali, alle nostre emozioni e ai nostri vizi; alcune volte  ci beviamo uno shot di endorfine fantasticando su quell'acquisto  che ci permetterà di fare tanto del bene a 
noi stessi e agli altri.
Ci ritroviamo alla fine soffocati e disorientati sino a quando capiamo che la vera inversione è rivolgere lo sguardo a noi stessi.
Recidere il legame da Mamma Pubblicità ci provocherà angoscia, un'angoscia profonda, quella di non bastare a noi stessi e agli altri, e come affermava S.Kierkegaard, filosofo danese che per primo utilizzò il termine angoscia, essa emergerà quando mi troverò di fronte ad una scelta.
Stranamente il sacco di angoscia lo facciamo stillare di preoccupazioni sulla strada delle possibilità del mondo ma non ce ne liberiamo mai completamente in quanto possiamo appoggiarlo con sicurezza solo in un posto, nei domini del Padre.
Andare per il mondo senza punti di riferimento è un pò come uscire la mattina di casa per andare a lavorare, e alla sera tornare in una casa nuova ed ogni mattina successiva partire da un punto sempre nuovo e sempre più lontano per distanziarci sempre più dal ricordo di noi stessi.
Abbiamo un sacco pieno di cose e di angosce ma non sappiamo più chi siamo, il desiderio del sommo bene si rompe, si frammenta in tanti desideri e non abbiamo più Dio ma tanti piccoli altarini da venerare come necessari e dimentichiamo chi può riempire completamente il nostro cuore.
Alcuni colleghi e altrettanti amici mi raccomandano prudenza nel parlare di Dio e di Gesù Cristo, soprattutto in contesti professionali e accademici ma dovrò fare pur riferimento qualche volta al mio supervisore e terapeuta principale, l'unico perfettamente confrontativo e amorevolmente accogliente, il miglior Trainer è lui.
E' interessante sapere che il metodo per vivere una buona vita è gia stato scoperto, è presente, scritto, sperimentato da chi vive una fede viva, sta a noi farlo nostro.
Vi lascio con queste ultime parole che io a tal proposito ritengo ispirate, fanno parte di uno dei tanti discorsi pronunciati da un famoso allenatore di Pallavolo alla sua squadra (Italiana) pluripremiata.

" Io non sono qui per dirvi cose nuove, ma vi aiuto a scoprire la meraviglia e l'utilità di riprendere gli stessi insegnamenti"

                                                         Julio Velasco
  

mercoledì 22 aprile 2015

La grande Gru



Le Gru mi hanno sempre affascinato, sin da piccolo, grandi, forti, discreti esseri rivelano la loro presenza sopra le nostre teste solo con il loro "Kru" meccanico.
In pratica spostano e sollevano merci più o meno grandi quando con i mezzi di terra sarebbe impossibile o quantomeno improbabile.
Mi è venuta la consueta similitudine: ho pensato all'educazione dei miei figli, come arte di avvicinarsi agli altri e insegnare loro come sapersi avvicinare a momenti, opportunità e risorse nella loro vita.
In particolare pensavo all'educazione alla fede.
Parlo di questo, perchè molte volte mi perdo nel preparare un vademecum di mie esperienze e conoscenze di vagabondaggio nel mondo seguendo quell'elenco per cui gli esseri umani si distinguono dalle altre specie, ovvero: la costruzione di strumenti, il linguaggio, l'arte, la musica, l'accumulo di conoscenze, l'uso di piante come scopi alimentari o terapeutici, ma non preparo debitamente i miei figli alla dimensione del sacro.
Si potrebbe pensare che curando il fattore esistenziale o quello psicologico si possano tenere a bada le nostre angoscie rispetto alle " Domande Fondamentali", in quanto il sacro ha una componente fortemente biologica, in effetti l'espansione dei nostri lobi frontali ci permette:
a) di non fare sempre cazzate ( capacità di inibire alcuni comportamenti).
b) pensare di essere dei maghi ( possibilità di immaginare e di anticipare il futuro).

Ma, anticipare il futuro significa generare ipotesi sul nostro futuro e avere la consapevolezza della nostra morte.
Ma, della morte possiamo solo avere una misera consapevolezza, il resto è grazia e mistero.

Quindi sviluppare una sensibilità religiosa è un calmante all'angoscia scaturita da queste domande.
Può rivelarsi un'illusione o una grande suggestione se non utilizziamo gli strumenti giusti.

La grande Gru è uno di questi strumenti, è potente, nel trambusto dell'azione urbana lo abbiamo costruito come un grande braccio che passa sulle nostre teste, un peso che per gli altri oggi è insormontabile può essere portato da noi con discrezione per un tratto di strada e per un tot di tempo. può volerci un attimo a spostarlo per far riposare l'altro.
E' un atto che trova senso se riconosciamo che alcune volte anche noi abbiamo bisogno di qualcuno che sollevi e sposti certe nostre angosce, preoccupazioni, fatiche per poter riprendere fiato e con più forza e con più energie poterlo fare a nostra volta con i nostri figli e fratelli.

La grande Gru non è solo frutto della nostra volontà, è qualcosa che adoperiamo in un movimento verso l'alto e verso l' altro in uscita da noi stessi, è una sensibilità coltivata con preghiera azione e studio. 

Tutto ciò che la città ci offre lo vediamo ogni giorno, perchè non osare guardare in alto?







 

mercoledì 15 aprile 2015

La Famiglia



Ricorrere all'uso della Famiglia, alcune volte può rivelarsi più dannoso che benefico, si pensa di fare il bene dei propri figli per poi arrivare ad una escalation di sofferenze psicofisiche da far sembrare la guerra dei Roses una scaramuccia tra sedicenni innamorati.
Il pesciolino Giosuè questo lo sa, in effetti la sua famiglia non si può definire propriamente tradizionale, ma ha sempre funzionato:
Papà Cicciogallo e Mamma Babygiraffa sono sempre riusciti a far quadrare il bilancio familiare, non sono mai mancati i beni di prima necessità: alghe, mais, arbusti e amore.
Ma pesciolino Giosuè sa che i tempi cambiano, le mode invecchiano, egli si sente profondamente diverso, in un ambiente che non riconosce più una domanda affiora spontanea alla sua mente:

 
                         MA SONO VERAMENTE FIGLIO DI QUESTI DUE?


Voi riderete, anche il pesciolino Giosuè sogghigna, ma spesso i nostri figli non ci riconoscono più, si sentono uova sbagliate in una covata di uova uguali.
I nostri litigi, le nostre brutture, creano una distanza in noi e tra di noi,  sentiamo come se il nostro cuore si gelasse a milioni di km di distanza dal nostro amato sangue del nostro sangue.
Il fiume in piena degli eventi si porta appresso tutti i detriti che trova lungo il suo cammino: negatività, sogni infranti, umiliazioni, perdite di senso, piano piano perdiamo o acquisiamo nuovi arti e membra a causa delle nostre ferite.
Abbiamo teste da bambino che si affezionano morbosamente ai propri giochi perversi, con colli da giraffa pronti ad osservare con invidia il giardino dell'altro, oppure teste di gallo sempre pronte alla rissa in pingui corpi da bambino poco inclini a fatica e responsabilità.
Insomma ci si scontra in un titanico "infantile" gioco al massacro e i figli se ne vanno, si allontanano, forse pensando che non valga più la pena lottare per qualcosa che non ti appartiene più, la famiglia diventa così il giocattolo rotto, noioso e che non si usa più.
Le Famiglie, invece, sono tutte collegate da un filo:
un bellissimo libro per bambini, racconta che tutto: uomini, animali, cose, case sono attraversate da un filo che le unisce.
E' un filo secondo me, fatto da due colori: uno è il rosso sangue delle ferite, l'altro il bianco dell'acqua cristallina che rigenera.
E' un filo che si può tagliare spesso nella nostra vita, si taglia il filo con persone amate, con il lavoro, con la nostra storia, ma quando tagliamo la cima di questo filo, quell'apice che parte dal nostro cuore, tranciamo non solo le redini del nostro mondo ma recidiamo il filo del perdono che ci lega a Dio e a noi stessi.
Dio non fa lavori approssimativi, come un meccanico o un idraulico con poca passione, Dio è il medico che dona vita, egli prende la cima recisa del nostro filo e come un cordone in una nuova placenta lo riplasma in noi.
Dio ci dà la possibilità di guardarci innumerevoli volte con occhi benevoli e compassionevoli e non di rimprovero e risentimento, aprendoci alla sua fonte inesauribile d'amore osiamo dirci:

                                       " VAI BENE COSÌ COME SEI"


mercoledì 8 aprile 2015

La Parola





Le Parole sono vive, prendono la forma di chi le usa, possono incoraggiare, motivare, ferire, oltraggiare.
Le parole di oggi si divertono ad umiliare, insultano alcune volte deprimono, cioè ti portano sempre più in basso dove non c'è più luce per te.
Ho sempre considerato la parola singolarmente, sia quella a cui mi vincolavo come promessa, sia quella che utilizzavo per ferire, le frasi hanno sempre avuto per me un effetto depotenziato, quasi uno stare a galla nella società (qualcosa si deve pur dire), ma nei momenti più importanti o dolorosi della mia vita, o sono stato in silenzio o ricordo di aver utilizzato un paio di parole al massimo.
Umilmente sto al passo con i tempi, ma la parola è già un fertile argomento trattato da fonti autorevoli, recentemente Z. Bauman e C Bordoni nel loro "Stato di crisi", come nella prossima Biennale a Venezia il padiglione del Vaticano esporrà il tema dell'incipit di Giovanni e quindi del Logos.
Io ne parlo a modo mio.
Nel Bene e nel Male , il Dio cristiano è un Dio del nascondimento e la sua parola si rivela quando noi stiamo in silenzio.
E' la parola del creato, delle altre anime, è la parola di ciò che Dio ha in serbo per noi.
Ha una voce che si sente nel silenzio, è una parola che manca anche se non ne abbiamo mai sentito il sapore, come il basso in un concerto, lo noti se manca o se sai come suona.
E' una parola viva, una parola d'Eros, che avvicina al mondo, agli altri, non è la frase gettata nelle discussioni nelle famiglie o tra presbiteri, in case e comunità religiose che paiono catacombe.
E' una parola d'amore, che trasporta gioia.
Se è una parola triste, Dio sta seduto a tavola ad aspettare che ci svegliamo dal nostro hikikomori di preghiera distaccata.
Non ci innamoriamo del Cristo negli altri, ma lo idealizziamo o ne proiettiamo un'immagine distorta sulle altre persone creando un amorfo e sudicio posticcio delle nostre paure e ossessioni.
Siamo al varco di noi stessi, la parola sta un pò dentro e un pò fuori da noi, se non usciamo da noi stessi, lasciando un pò affamato il nostro Io, nell'altro vediamo solo ciò che potrebbe renderlo meno difettoso ai nostri occhi o altrimenti un grande uomo da adorare.
Ma se ci lasciamo accompagnare dalla nostra " Maddalena" interiore che sa vedere prima di tutti, la parola si fa carne, o meglio si fa altro, si fa Cristo nell'altro e usciamo dal nostro amato sepolcro Ego.
La Parola di Dio, quindi l'Eucaristia , insieme, in quanto persona e insegnamento non si dividono nella figura di Gesù Cristo, si rivela tossica, da espellere, per quelle anime che non gli fanno posto.
L'Io diventa il grande vitello d'oro ebreo di questi tempi...
E se impera l'IO non esiste più DIO.
 

martedì 24 marzo 2015

La Cittadella del Tempio



Era un tempo buio, la Cittadella del Tempio era l'unica luce che ancora splendeva fulgida nell'oscurità dei nove regni. 

La regina Perdita generò due figlie:
 Vigilanza e Distrazione.
 Le due figlie crebbero in forza, bellezza e sapienza.


VIGILANZA, la primogenita, amava il susseguirsi delle stagioni, seguire il ritmo naturale delle cose, imparava i segreti per trovare l'acqua, seguire le tracce della selvaggina e raccogliere bacche commestibili.
Sapeva quali erano i terreni inospitali, le sabbie mobili e i mostri da evitare  superati i confini del regno del Tempio.
Il suo scopo era proteggere e conservare intatta la bellezza e la pace della Cittadella. 

DISTRAZIONE passeggiava vestita di fiori e di frutti, si svestiva di primavera, si vestiva d'autunno e si ornava con i gioielli dell'inverno.
Era amata da tutti e tutti lei amava.
Poteva cogliere un amico o un istante felice allo stesso modo, qui e ora, come si coglie una margherita di campo senza ansia per il futuro o nostalgia del passato, splendeva di passione.
Distrazione trasmetteva serenità e amava particolarmente TEMPO, il quale corrispondeva con lo stesso sentimento e con altrettanti doni.


Perdita era riuscita in tutti quei secoli a creare equilibrio nel regno, vi era perfetta armonia tra ciò che doveva raggiungere la Grande Luce e quello che poteva ancora abitare in quei luoghi di serenità.

Ora però in tutti i 9 regni, il potere oscuro del Perturbatore creava disordini, confusione e perdita di senso; il buio si impadroniva voracemente di tutto ciò che era senza protezione e lambiva perfino i confini della Cittadella seppur difesa strenuamente e sapientemente dall'esercito dei 7.

Vigilanza comandava e guidava l'esercito con coraggio e astuzia.

L'orizzonte per la Cittadella appariva ancora profondamente luminoso, grazie anche ai frequenti viaggi di perlustrazione nelle straniere e buie lande desolate dai quali Vigilanza portava a casa conoscenza ed esperienza ma anche ferite e dolori.

Nel mentre anche Distrazione aveva il suo bel da fare, le sue mani erano sempre pronte ad accarezzare amorevolmente chi aveva bisogno, liberandolo da inutili preoccupazioni o utilizzava i doni di Tempo per il bene del paese.

Ma i doni che Tempo offriva con profondo amore, provenivano spesso da luoghi sconosciuti e si sa, alcune volte l'ardore del sentimento porta con se indicibili sciagure.

Come ogni giorno , Vigilanza fermò Tempo che rientrava da uno dei suoi viaggi e come di consuetudine  gli chiese di mostrarle cosa avesse con sè.
Tempo svelò un prezioso ma tetro scrigno di oro brunito.
Vigilanza lo aprì per verificarne il contenuto ed una quantità ridicola di polvere nera schiaffeggiò il suo viso, ella richiuse velocemente il cofanetto battendo forti colpi di tosse.

Il buio era entrato nella Cittadella.
Vigilanza si ammalò gravemente  e poco tempo dopo morì.


Sul forziere apparirono due parole a formare un ironico enigma " Lo sai?"

Perdita si abbandonò a quel dolore di madre, si nascose agli occhi della sua gente rifugiandosi nella torre più alta e perse il controllo della Cittadella.

Distrazione si separo da Tempo, e cominciò a pellegrinare senza meta nel regno, le stagioni andavano e venivano senza più un ordine naturale e contribuivano al turbamento e allo scompiglio della Città.

La cittadella era così  in preda all'oscurità, confusione e disorientamento regnavano.

Un giorno, tra le rovine di quel luogo un tempo magnifico, giunse un viandante e 
chiese udienza alla corte della Regina.

Fu accolto da due irriducibili ma anziani soldati.

Gli fu risposto che avrebbe trovato la Regina sulla torre, ma di non aspettarsi una calda ospitalità.

Il viandante raggiunse la Torre più alta. trovò la regina consumata come un vecchio albero e si presentò:

- Mia Signora, il mio nome è Umiltà e sono un pellegrino delle buie lande!

Non seguì nessuna risposta da parte della deposta regnante.

- Mia Signora, ho viaggiato per i 9 regni e finalmente vi ho trovato.

Con delicatezza adagiò una bimba davanti a Perdita.

La regina guardò la piccola e nei suoi occhi riconobbe gli occhi della sua primogenita, volse uno sguardo interrogativo al pellegrino e lui rispose che era nata durante uno dei viaggi di Vigilanza, una piccola luce nata nel buio più profondo, il suo nome era: PREGHIERA.

Perdita dopo tanto tempo sorrise e ringraziò.

Il regno avrebbe conosciuto una nuova Era.














lunedì 16 marzo 2015

I Bambini e i Giganti.



Ieri pomeriggio eravamo in agriturismo, osservavo mia figlia e altri bambini giocare insieme nel cortile, era un gioco semplice, al centro del cortile c'era un vaso di media grandezza che conteneva un grande Lupo Feroce.
Presumevo che il gioco consistesse nello sfiancarsi urlando a squarciagola, affrontando o fuggendo al cospetto del canide mitologico.
Ma si sa i bambini accedono con molta più facilità alla verità della fantasia e quindi alla conoscenza di valori intuitivi universali.
Cosa voglio dire?
Immaginate un tranquillo cortile con dei tavoli e voi che gustate deliziosi prodotti del posto, diventare ad un tratto una pediatrica Bolgia dantesca dove gironi di bambini divisi in branchi di coetanei si divertono allegramente.

Usando il mio proverbiale distacco ed assenza di giudizio, ovvero fregandomene un pò di ciò che stava accadendo, sono rimasto affascinato da questo turbinio di mezz'uomini e da alcune cose in particolare:

1) i branchi dei bambini divisi per età giocavano in modi completamente diversi ma non perdevano nè la concentrazione nè tantomeno la passione per quello che facevano.

2) la frase di mia figlia :
- "Guarda cosa fanno i grandi!"

C'era un ordine naturale nella pacifica convivenza e indifferenza di questa orda di piccoli Unni, e mia figlia, in una frase  spiegava senza saperlo o meglio affermava senza spiegarlo, l'ambizione di essere grandi, guardare "il grande" come qualcosa da imitare e da seguire.

Viviamo in un mondo dove spesso si vive per difetto, con molti timori e poche aspirazioni di diventare "Grande", ci costruiamo perfetti alibi che ci garantiscono tutt' al più di non diventare un cattivo esempio come quello o quell'altra persona.

Tutto questo diventa uno stagno di melma interiore, che ci impedisce di diventare "Grandi" ma non di crescere, diluiamo piccole coscienze in grandi corpi, insomma rischiamo di buttare il bambino e l'acqua sporca.

La crescita interiore è legata anche a quella fisica e spaziale nel mondo;
ricordo la dolce ma sapiente metafora del film BIG FISH di Tim Burton dove il protagonista Edward cresce con incredibile rapidità e in tre anni il suo corpo è maturo e adulto: dentro il suo corpo si fa spazio una forza che è quella dei bambini.
Il voler sbocciare ad ogni costo e nel modo più veloce possibile, secondo noi adulti alcune volte troppo sbrigativo, rivela un profondo insegnamento nella frase "voglio diventare grande".
Queste parole non hanno tempo e neanche età e i bambini lo sanno, lo intuiscono come un naturale processo delle cose.

Quando la nostra consapevolezza cresce, ci crescono le gambe dell'anima, a noi decidere se e quanto tempo stare in una casa che è ormai troppo stretta.




I Bambini vanno e vengono nel mondo, loro ci insegnano come diventare Grandi, noi invece possiamo donare ad essi la chiave d'oro della città e mentre loro viaggeranno sapranno che noi saremo là sull'uscio di casa ad aspettarli.



domenica 8 marzo 2015

Primo nel mondo, secondo a Nuoro






Per chi ha vissuto o vive tuttora in questa ridente cittadina dell'entroterra sardo questa frase è molto chiara, o comunque si annida più o meno coscientemente nella mente di ogni nuorese.
Il significato simbolico di ciò che potrebbe esser considerato come un anatema è sancito prevalentemente da due confini:

1) Non sei di Nuoro:

Appartieni ad un indefinito luogo che si trova al di fuori dei porti sardi. 
Ciò comporta che qualsiasi sia la specialità, il talento o la caratteristica tua e del luogo che abiti, sarà inferiore per qualità, forza e attrattiva a ciò che l'ISOLA possiede.
Facendo un esempio gastronomico, con la tua cucina d'avanguardia culinaria apprezzata e ottimamente recensita Gourmet, potresti essere severamente umiliato da un primo, un secondo e forse anche da un dolce.

2) Sei di Nuoro:

Sei diventata l'Astroforetti del giorno, o uno scrittore di "articoli assai venduti", ma quando tornerai in città verrai preso per il culo nello stesso modo, e forse se ti capita di tornare per le feste, anche dalle stesse persone con cui passeggiavi 20 anni fa al corso Garibaldi.

Sinceramente non avevo mai compreso appieno questo atteggiamento, in quanto, quando lavoro in psicoterapia, credo maggiormente nel rinforzo positivo e nei lunghi discorsi per motivare le persone e non, nel dichiarare il Fatto duro e crudo di realtà; ma alcune volte queste mie "sedute" affettuose, si rivelano veri e propri Flop, il cliente se ne va e a me rimane una grande amarezza.

Cosa apprendo quindi dalle battute asciutte, l'ironia e il non prendere troppo sul serio le mie competenze, o quelle altrui? Un grande segreto!

Imparare ad uscire dalla zona di conforto.

Nuoro ti sbatte in faccia la realtà, la sua, ma che comunque non puoi ignorare.

E' una realtà secca, un sarcasmo che smidolla le competenze, gli studi, le conoscenze.
Se sopravvivi è perchè sai piegarti con riverenza al ludibrio popolare e accettare di sporcare un pò la tua sedicente immagine.

Messo così, sembrerebbe un calvario verso l'umiliazione.

Ma non è tutto qui, l'elemento importante è il successivo:
Essere messo in discussione, veramente, ti scompagina, ti smappa, ti disorienta.

In Sardegna e precisamente a Nuoro è possibile che posti e luoghi non siano coerenti con il vestito che si porta, forse è probabile che tu ti possa trovare in un Ovile o nella più umile delle bettole in compagnia di famosi musicisti, oppure conoscere la storia di allevatori con licenza elementare che commerciano vino in Giappone comunicando con imprenditori di alto livello, attraverso la saggezza del mosto.

Questo mi ha insegnato una regola importante nella vita, non importa quanto tu sia bravo, ma quanto costanza e disciplina hai, che devi continuare sulla tua strada e che puoi stare a testa alta, con dignità, nella più infima delle bettole come nella più rinomata delle corti, con la stessa tranquillità davanti ad un Re o ad un Oste.

Mi ha insegnato a dare del "tu" all'anima delle persone, quando ne riconosco l'umanità e non solo la professionalità, e questo crea Verità e contatto con l'altro.

Gli insegnamenti impartiti da Nuoro e dalle famiglie che mi hanno adottato sono incisi in me come i 10 comandamenti.
Ognuno di questi comandamenti corrisponde ad una ferita, una ferita al mio Ego, se accetto di esser ferito, rischio di incontrare me stesso e stare in un luogo sicuro..la mia terra.

Grazie Nuoro.